| Quando lo stile va (purtroppo) in vacanza |
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Una breve guida con le basilari regole di comportamento, una summa delle esperienze “vacanziere” dell’autore, uno spaccato sugli usi e costumi degli italiani (e non solo) in vacanza, osservati dal punto di vista di chi è in grado di muoversi in ogni contesto, mantenendo però quel distacco fondamentale per riuscire a cogliere dettagli e sfumature, senza perdere lo sguardo d’insieme.
Sono diversi i livelli di lettura offerti dal libro di Tommaso de Mottoni e sta al lettore scoprirli e scovarli, senza timore di cogliere allusioni poco politically correct o di ritrovarvi i propri comportamenti, denigrati e messi alla berlina. Ci si può limitare a prendere atto delle norme comportamentali elencate
e cercare di applicarle; oppure leggere con attenzione le abitudini
dell’autore e da lì prendere spunto; o ancora andare più a fondo,
cogliendo rimandi e riferimenti disseminati tra i vari argomenti,
trattati sempre senza sconti e senza paura di essere irriverenti,
sinceri, a volte crudeli. Il lettore più attento scorgerà anche una
buona dose di auto ironia, che contribuisce ulteriormente a confondere
le acque, e i piani di lettura.Ad aprire questo viaggio nel viaggio, il quadretto spassoso dei nostri
connazionali in vacanza, che troppo spesso si fanno prendere dalla
frenesia e dalla iperattività, senza godersi di fatto il periodo di
riposo.
La scelta della meta è un altro passaggio obbligato, per capire che non
serve andare all’altro capo del mondo per staccare dalla nostra
quotidianità. I mezzi di trasporto sono un male necessario, che
dobbiamo sopportare senza tuttavia lasciarsi subissare dalle
chiacchiere e le molestie degli altri passeggeri e/o occasionali
compagni di viaggio. Non viene tralasciato neppure l’abbigliamento, un
ambito nel quale il cattivo gusto imperante nella vita di tutti i
giorni raggiunge vertici assoluti durante i periodi di relax. È poi la volta della chiosa riservata al menu scelto: perché, spiega l’autore, anche e soprattutto in vacanza abbiamo l’abitudine di ingurgitare cibo tanto scarso nella qualità quanto abbondante nella quantità. Dopo questi capitoli “generali”, de Mottoni descrive comportamenti e manie tematiche: al mare, in montagna, in campagna, in beauty farm e in città. Il punto di partenza non sono mai le regole in se e per sé, ma esempi, casi, esperienze vissute, che ci aiutano a capire quanto quelle norme che arrivano alla fine del capitolo (nelle sezioni Licet/Non Licet) siano necessarie, per gli altri e per noi stessi. Gli ultimi due capitoli sono dedicati, rispettivamente, ai diversi tipi di alloggio (albergo, seconda casa, agriturismo, home exchange, campeggio e così via) e alle modalità di gestione degli inviti, materia quest’ultima piuttosto pericolosa, perché è facile che un invito affrettato o poco meditato rovini la vacanza sia all’ospite che al padrone di casa. Infine la conclusione, affidata ad una singolare “Encyclopédie” del viaggiatore: ogni voce è dedicata ad un aspetto della vacanza, non trattato nei precedenti capitoli del libro, ma non per questo meno importante. Dalla A di aeroporto (in cui si intima al viaggiatore sprovveduto di pagare la sovra tassa per l’eventuale peso in eccesso del bagaglio, evitando la scena agghiacciante di disfare la valigia al check – in, nel tentativo di alleggerirla) alla Z di zittire, passando per cartoline sgradite, mance inopportune, souvenir vendicativi. Sempre nel segno di una prosa pacata, contenuti pungenti, esiti inaspettati. Quando lo stile va (purtroppo) in vacanza di Tommaso de Mottoni y Palacios Giovane Holden Edizioni |





